“La Germania negli anni Venti e la fotografia di August Sander”

Mercoledi 6 febbraio 2013

Scrive Walter Benjamin nella sua Piccola storia della fotografia : «Per la prima volta, dopo decenni, soltanto i cortometraggi a soggetto dei russi fornirono l’occasione di far comparire davanti alla cinepresa uomini che non avrebbero saputo che farsene della loro fotografia. Istantaneamente il volto umano ricomparve sulla lastra con un significato nuovo, enorme. Ma non si trattava più di ritratti. Di che cosa si trattava? È il grande merito di un fotografo tedesco, quello di aver risposto a questa domanda. August Sander ha raccolto una serie di teste che non ha nulla da invidiare alla poderosa galleria di fisionomie di un Eizenštein o di un Pudovkin, e lo ha fatto da un punto di vista scientifico».

I suoi ritratti incontrarono un grande favore tra gli artisti che avevano aderito al movimento “Nuova obiettività”, ricco di fermenti avanguardisti e di forte impegno politico, come pure tra i “Progressisti di Colonia”.

Nel 1929 uscì la prima edizione di “Volti di un’epoca”, una scelta di sessanta fotografie. Ne seguirono altri a completare la raccolta “Uomini del Novecento”, che venne pubblicata a Monaco con una prefazione del regista Alfred Döblin. Nel 1936.

“Volti di un’epoca” fu proibita dai nazisti e le fotografie furono mandate al macero.

I volti delle sue fotografie, il suo mondo, sono il mondo dei grande registi che eternarono nell’arte le angosce di un paese: è il mondo che irrompe nel 1920 con il “Gabinetto del dottor Calligari”, che troviamo nel “Berliner Alexanderplär Platz” di Alfred Döblin, che infine troviamo in “M, il mostro di Düsseldorf” di Fritz Lang, uscito nella sale due anni prima del crollo della Repubblica di Weimar.

Fabio FRANCESCATO

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