Walter Criscuoli: “Fotografie vere, falsi colori e altre immagini interiori”

mercoledì 10 aprile 2013

La Fotografia, nel suo percorso dal 1839 ad oggi, viene descritta dagli storici per il suo sviluppo tematico e linguistico che, talora, ha mostrato le sue svolte in alcune epoche cruciali e in alcuni significativi autori che ne hanno influenzato il percorso.

Tuttavia, anche negli sviluppi tecnologici che si sono succeduti, gli apparecchi fotografici sono sempre e comunque stati impiegati ora da artisti, ora da fotografi, ora da scienziati, e, da quando ve ne è stata la possibilità, dalle persone comuni, e questo con intenti evidentemente diversi.

Ciò che intendo dire è che la Fotografia, anche quando mostra il soggetto senza rivelarne completamente la ragion d’essere, mostra comunque l’intenzione che l’ha generata e, in definitiva, permette comunque di individuare il bisogno del fotografo che l’ha scattata.

Per questa ragione questo linguaggio è forse più somigliante alla Letteratura che alla Pittura, poiché si presta ad essere utile a più persone che, secondo il loro interesse, ne indirizzano l’inquadratura, ovvero il senso.

Ecco allora che, soprattutto oggi che il computer permette di manipolarne il segno, la Fotografia, senza mai perdere la primigenia proprietà di essere immagine ottica di un qualcosa che in qualche luogo e in qualche tempo è stato, diventa ancor di più, qualora lo si scelga, un mezzo per interpretare ciò che si inquadra, per mostrare aspetti che non appartengono alla realtà fotografata ma a ciò che è interiore, e questo senza ingannare alcuno, né tradendo gli eventuali principi ontologici del mezzo.

Pertanto, seguendo questo filo, le immagini, mie, che presenterò nella serata del 10 aprile saranno vere e proprie fotografie, foto ricordo, fotomontaggi e altre mie ricerche, tutte orientate verso significati differenti, ma che senza un’impronta ottica semplicemente non sarebbero.

Walter CRISCUOLI

 

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