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Monologhi: “Interni di luoghi di culto a Trieste”

“Trieste è stata per secoli la gloriosa città porto dell’Impero Austroungarico. Sui suoi moli ormeggiavano i velieri battenti bandiere da tutto il mediterraneo e di questa ampia varietà di culture e di popoli (il cosiddetto Meltin-Pot), la città ne lascia a tutt’oggi testimonianza con le numerose chiese dedicate ai vari culti che vi si sono celebrati (e vi si celebrano).
La mostra Monologhi dedicata ai “Luoghi di culto a Trieste” vuole rendere omaggio alla multietnicità della nostra città attraverso una serie di immagini scattate in quei luoghi il cui tempo scorre dilatato, immergendoci spesso nelle stesse atmosfere che respiravano i nostri avi e che respireranno le nostre generazioni future.”

Per la mostra “Monologhi – Interni di luoghi di culto a Trieste“, le foto selezionate sono state quelle degli autori Fulvio BRADASCHIA, Gianfranco CREVATIN, Caludio URIZZI, Maurizio COSTANZO, Renata DEGANELLO, Adriana FONDA, Giorgio PLAZZI, Giorgio GIORGI, Giuliano SCUSSAT.

Monologhi: “Mare d’Inverno”

Per la mostra “Monologhi – il Mare d’Inverno” si sono svolte due selezioni distinte.

La prima, che comprende le foto di Fulvio BRADASCHIA, Walter BÖHM, Cristina LOMBARDO, Carlo MICHELAZZI, Maurizio COSTANZO, Giorgio GIORGI, Daniele IURISSEVICH, Rosanna KOSUTA, Silvia MARTELLANI, Ernesto PETRONIO, Roberta PETRUCCO, Scilla SORA, Furio SCRIMALI, Claudio URIZZI, è stata esposta presso lo Spazio Portoflio nelle sale del Circolo Fincantieri – Wärtsilä.

La seconda, con foto di Renata AGOLINI, Nidia BIANCO, Manuela CECOTTI, Lucia CREPALDI, Rossana GIORGI, Liberia GRACCO, Paolo PITACCO, Roberto RIVA, Massimiliano ROSSETTI, Mauro SLOCOVICH, Marinella ZONTA, è stata selezionata per la pubblicazione web sul sito del Circolo.

Di seguito le opere fotografiche delle due selezioni distinte.

La prima, con le foto esposte al Circolo:

La seconda con la selezione dedicata al web:

 

 

Monologhi: “Il Carso”

Creare un portfolio collettivo dal titolo “Il Carso” è stata davvero dura. Colpa del titolo forse un pò troppo generico, perché il Carso offre una varietà incredibilmente ampia di spunti fotografici.

Per noi triestini, il “Carso” è il nome che diamo all’intero altopiano che sovrasta la città e infatti non sono mancate fotografie scattate nei numerosissimi paesini carsici sparsi sul confine con la vicina Slovenia. Ma “il Carso” comprende anche tutte quelle manifestazioni tipiche del carsismo (appunto): le rocce calcaree striate dalla pioggia, le numerosissime grotte che punteggiano l’altopiano, la Val Rosandra, le pietraie. E la fauna? La flora carsica? Vogliamo non includere il sommacco sotto il titolo di “Il Carso” ?
Non si può.
La selezione è stata dura. Il numero di fotografie presentate è stato maggiore del solito e questo non può che portarci a considerare la fortuna che abbiamo nel riuscire ad avere un territorio che è esso stesso una fonte inesauribile di ispirazione.

Per la mostra esposta fino a febbraio 2014, sono state scelte le foto di Elisa BIAGI, Roberta PETRUCCO, Adriana FONDA, Alessandro ROSANI, Walter BÖHM, Daniele IURISSEVICH, Cristina LOMBARDO, Claudio URIZZI, Giorgio GIORGI, Giulio BONIVENTO, Furio SCRIMALI.

Monologhi: “Il Museo Ferroviario”

La mostra dedicata al Museo Ferroviario di Trieste è nata dalla selezione dei lavori compiuti durante il workshop organizzato dal Circolo Fotografico Fincantieri-Wartsila con IVANO BOLONDI.
Due giornate e mezza piene con il maestro Bolondi, ad apprendere le tecniche, ma anche solo ad osservare un fotografo del suo calibro al lavoro.

Come sede della parte pratica del Workshop è stato scelto il Museo Ferroviario di Campo Marzio che sorge nell’edificio che fu la stazione ferroviaria principale della Trieste asburgica: la cosiddetta Triest Staatsbahnhof che collegava la capitale dell’Impero (Vienna) al suo porto (Trieste).

Quelle stanze, un tempo brulicanti di paseggeri, ora sono state riutilizzate come sede del museo ferroviario al cui esterno è presente anche una vasta collezione di vagoni e locomotive.

Il portfolio collettivo realizzato ha certamente colto lo stile di Bolondi: sognante, fatto di riflessi, immagini in movimento, talvolta sfocate, ma che attingono al subconscio, ispirando storie e avventure intime, quasi come se tutti noi fossimo in procinto di prendere quel treno per un viaggio lontano.

La mostra è attualmente visitabile presso il Museo Ferroviario stesso.