Archivi categoria: INCONTRA L’ AUTORE

Nel corso degli anni la Sezione FOTOGRAFIA del Circolo Fincantieri – Wärtsilä ha organizzato “infinite” serate con Autori di Fotografia, Critici, Storici.
Dai grandi Maestri della fotografia a giovani talenti, sia in ambito amatoriale che professionale.

Il circolo ha sempre creduto e basato il suo già ricco programma delle attività sulla Cultura, sulla Storia della fotografia, sulle evoluzioni del linguaggio. Queste Serate d’Autore sono un modo per onorare questi intenti.

“SELEZIONE” di Giancarlo STAUBMANN

Mercoledì 21 febbraio 2018

«Selezione»

Mostra di Giancarlo Staubmann

La mostra è costituita da tre sezioni che possono essere considerate un momentaneo compendio sia della mia attività fotografica sia dei generi cui essa finora si è ispirata (minimalismo da una parte, streetphotography dall’altra).

La prima sezione è dedicata al portfolio “Dissolvenza in bianco”; in esso si rappresenta la progressiva dissoluzione del paesaggio e delle sue componenti, naturali e umane, nel candore silenzioso della neve. Le otto immagini sono strutturate secondo una logica sottrattiva, poiché di foto in foto i pochi elementi che le costituiscono si riducono gradualmente. Così dalle prime fotografie, in cui lo scenario ed i suoi attributi (alberi, pali e steccati) son ben riconoscibili, si arriva a quelle conclusive ed in particolare a quella finale, in cui ogni cosa è assorbita dalla neve, anzi è essa stessa neve.

La seconda sezione racchiude il portfolio “Preludio d’estate”; esso si prefigge di tradurre in immagini la sospensione dei giorni che precedono la piena stagione estiva. Spiagge inizialmente deserte, la cui unica presenza di vita tra gli “arredi” che le compongono e che paiono dimenticati è quella dei gabbiani, via via si animano e prendono colore; nel passaggio da un’immagine all’altra il panorama marino si completa di nuovi elementi, palpita di luce e di attesa. Se il portfolio “Dissolvenza in bianco” delinea una crescente destrutturazione del paesaggio, quello di “Preludio d’estate” è segnato all’opposto da un suo sequenziale arricchimento; questo si compie nell’ultima immagine in cui la spiaggia, attrezzata ormai di quasi tutti gli ombrelloni, accoglie anche il suo primo ospite.

La terza sezione, infine, si chiama semplicemente “Street”. Il termine allude alla tipologia di foto che la compongono. Esse riprendono i soggetti in situazioni spontanee e reali all’interno di luoghi pubblici; questi non sono necessariamente la strada, ma “luoghi” nell’accezione più ampia del termine: spazi in cui siano visibili l’attività umana e le interazioni sociali.

Giancarlo STAUBMANN

«25 anni di fotogiornalismo», Incontro con Andrea LASORTE

Domani sera, 22 novembre 2017 (inizio alle ore 18.30) «25 anni di fotogiornalismo», Incontro con Andrea LASORTE.

Andrea Lasorte è nato il 27 settembre 1966 a Trieste. Ha frequentato il Da Vinci. Ha iniziato a fotografare alla fine degli anni Ottanta seguendo una tradizione di famiglia nello studio ITALFOTO del padre Enzo. I primi servizi fotografici sono stati di avvenimenti sportivi. Dal 1995 collabora come fotografo a “Il Piccolo” e al settimanale “Vita Nuova”. Nel 1997 ha iniziato la corrispondenza con l’Agenzia ANSA. Sue foto sono apparse sui quotidiani “Corriere della Sera”, “La Repubblica” e “La Stampa” e su vari settimanali. Ha partecipato alla Mostra “Quattro anni di cronaca” (Trieste, Palazzo delle Poste, 1996). Nel 2004 ha partecipato, assieme a Ugo Borsatti, Fulvio Bronzi, Massimo Cetin, Claudio Ernè, Sergio Ferrari, Davorin Krizmancic, Enzo Lasorte, Fabio Parenzan, Mario Magajna, Giovanni Montenero e Marino Sterle, alla realizzazione del libro “5404 dodici fotoreporter a Trieste”.

«Natura morta» – Mostra di Francesco Zito

Mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 18.30 inaugurazione della mostra

«Natura morta»

Mostra di Francesco Zito

 

Le foto sono frutto di una mia passione per i dipinti di nature morte. Dopo aver pensato la composizione il mio maggior lavoro è la ricerca della luce giusta e questo per esaltare certi colori della natura. Mi sono creato un piccolo set dove posso gestire la luce al meglio e alla fine gli ultimi aggiustamenti sono fatti con fotoritocco. Stampo i lavori su tela con una Epson 3800 e alla fine proteggo il tutto con una vernice lucida. Questa è la mia prima mostra.

 

Francesco ZITO

DONATELLA DAVANZO – “Route 66: mito o documento?”

«Route 66: mito o documento?»

Incontro con Donatella Davanzo

 

Un semplice nome eppure una storia leggendaria. Una strada diventata un simbolo universale da percorrere all’insegna dell’avventura e della libertà. Accompagnata spesso da immagini dei grandi spazi americani, è diventata più un’idea che un fatto reale. Ancora oggi per i numerosi viaggiatori che vi si recano da ogni parte del mondo, è la strada che attrae, più che la destinazione da raggiungere. La storica highway è ancora un viaggio “nel tempo” per trovare i “veri”” Stati Uniti, la loro storia e la loro cultura o perché un viaggio personale ci spinge alla scoperta dei propri immaginari. Route 66 è un fascino che resiste sin da quando è iniziato, con i primi film Hollywoodiani, i romanzi, le canzoni di Woody Guthrie e di Bobby Troup e le serie televisive del dopoguerra. Lo stesso numero “66” ben si accorda con un’esperienza che apparve subito unica e che ha distinto questa highway dalle altre fin dal lontano 1926, quando venne istituita come strada ufficiale. Da Chicago a Los Angeles, Route 66 è una diagonale che attraversa 8 stati nordamericani, climi e paesaggi diversi di periferia, di grandi città, sobborghi, pianure, deserti, fino ad arrivare al mare di Santa Monica in California.

Eppure Route 66 racconta storie molto diverse fra loro, forse non a tutti conosciute. Un “On the Road” iniziato con le esperienze di migrazioni durante la Grande Depressione degli anni ’30; una strada percorsa da mezzi militari durante la Seconda Guerra Mondiale; e infine contrassegnata dall’ottimismo della rinascita americana degli anni ‘50 e ’60, ma dove l’esclusione della comunità Afro-Americana, anche dalla Route 66, era un fatto reale. Un strada ha offerto sentimenti, sicurezza e speranza per molti lungo la Mother Road, il nome nato dal romanzo di John Steinbeck Furore. Dal 1985, quando venne ufficialmente destituita ufficialmente come highway americana, il turismo sempre più intenso ha contribuito alla crescita del mito e alla commercializzazione della sua immagine.

Ogni suo chilometro è fonte di ispirazione fotografica. Ma oltre alle immagini di viaggio che raccontano di luoghi, persone, e attrazioni turistiche, ci sono gli archivi di grandi fotografi che hanno invece documentato le storie umane e i luoghi che hanno fatto della Route 66 la sua vera storia. Ricordiamo le opere di Dorothea Lange, Robert Frank, Walker Evans… per citare solo alcuni nomi famosi. A metà anni ’60 emerse la corrente americana dei Topografici (New Topographics) con le immagini di John Scott, Ed Ruscha e Stephen Shore. La loro tecnica di documentazione creò una “lettura” innovativa del paesaggio. Immagini lontane da espressioni nostalgiche e naturalistiche, concentrate invece sugli “ordinari luoghi”, quelli di ogni giorno, spesso ignorati dalla fotografia. Strade vissute dalla mobilità e uso dell’automobile che da sempre distinguono la cultura americana, costellate di motel, stazioni di benzina, parcheggi, e drive-in. Nelle loro immagini di documentario, i topografici ci portano alla scoperta di una diversa, e più’ vera, Route 66.

 

Donatella DAVANZO

Inaugurazione della mostra “LA GRANDE MIGRAZIONE” di SONJA MARINSEK

Mercoledì 15 marzo 2017

inaugurazione della mostra “LA GRANDE MIGRAZIONE”

di SONJA MARINSEK

 

La grande migrazione è senza dubbio il più imponente spostamento
di massa che avviene ogni anno nel mondo animale. Oltre un milione e mezzo di gnu, più di duecentocinquantamila zebre e una nutrita schiera di mammiferi, seguendo il ciclo delle piogge, si spostano da un territorio all’altro in cerca di acqua e di erba verde. Un viaggio circolare, che inizia nella zona del Ngorongoro, in Tanzania, fino all’estremo nord nella zona del fiume Mara, e che poi ritorna al punto di partenza. Il parco nazionale del Serengeti, che in lingua masai significa “la pianura senza fine” e in Kenya diventa Masai Mara, è lo scenario in cui si svolge questo incredibile spettacolo.

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Sonja Marinsek si è avvicinata alla fotografia per merito del suo amore per la natura e gli animali. Condividere un attimo della loro vita, magari dopo ore di attesa, portare a casa lo scatto di quel momento, rappresenta per lei una grande gioia. Fotografa da appena quattro anni, ma di certo Sonja ricorda perfettamente, per ogni sua immagine, le emozioni percepite nel momento dello scatto, conscia dell’importanza del mezzo fotografico, e grata per le suggestioni che la fotografia le regala.

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