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YO SOY FIDEL & IL SOTTILE RIFLESSO di Francesco COMELLO & Lorenzo ZOPPOLATO

mercoledì 24 ottobre – ore 18.30
inaugurazione della mostra
YO SOY FIDEL & IL SOTTILE RIFLESSO
di
Francesco COMELLO & Lorenzo ZOPPOLATO

“Yo soy Fidel”
Sono andato a Cuba per la prima volta nel dicembre 2016, per la morte di Fidel.
Sono ritornato due mesi dopo, perché le storie chiamano altre storie. Questa volta ho portato con me le parole scritte a macchina di un giornalista italiano, Saverio Tutino, inviato a Cuba negli anni 60/70 come corrispondente dell’Unità. Scriveva a sua figlia Barbara di dieci anni. Un mese di viaggio, girovagando per l’isola in cerca di tracce, di luoghi, di storie lette e di storie ancora da raccontare.

Francesco COMELLO

“All’inizio degli anni Sessanta l’America Latina divenne il centro di una grandissima crisi. Nell’aprile del ’61 Kennedy (N.d.R. John Fitzgerald Kennedy, 1917-1963) autorizzò l’invasione di Cuba da parte di esuli addestrati dalla CIA, sperando che la popolazione si sarebbe sollevata contro il neonato regime socialista. Il tentativo fallì e Castro (N.d.R. Fidel Alejandro Castro Ruz, 1926- 2016) strinse alleanza con l’Unione Sovietica e si accordarono per l’installazione a Cuba di missili nucleari. Kennedy proclamò il blocco navale dell’isola, per impedire vi giungessero armi atomiche. La crisi si risolse solo con un compromesso: i Sovietici smantellarono le basi a Cuba e gli Stati Uniti si impegnarono a rispettare la sovranità del regime di Castro.”
(Testo tratto dal Sito: https://doc.studenti.it/riassunto/storia/storia-anni-60-70.html)

“Il sottile riflesso”
In Messico, percorrendo una strada sterrata a mezza giornata di cammino da Huahutla de Jimenez, in un remoto cimitero, i tempi della vita e della morte si sovrappongono. Lontano dai flash artificiali delle grandi città, la luce assume la forma di una chiave che utilizzo per aprire spiragli nella realtà: qui il mondo dei vivi e quello dei morti si prendono per mano.
In questo luogo trovo “la luce necessaria” per affrontare le mie paure e parlare ai miei fantasmi. Sciolgo le redini della mia fotografia: non cerco il racconto etnografico di qualcosa di lontano, ma cerco di documentare tra me, i miei soggetti e l’ambiente che ci circonda. L’ingrediente principe di questa storia è il realismo magico che tanto amo nella letteratura e che abita e feconda il mio immaginario. In punta di piedi prendo parte a riti ancestrali preispanici che si fondono con quelli cristiani e divento intimamente parte di ciò che fotografo. Confondo il reale con l’immaginario ed è proprio lì che la luce necessaria mi permette di vedere, come un riflesso, “la sorella del sonno”. Mi lascio prendere per mano e riesco a camminare in equilibrio sul confine, prima invisibile, tra la vita e la morte.
Lorenzo ZOPPOLATO
(Testo tratto dal Sito: https://eyesopen.it/eo-news/2018/05/lorenzo-zoppolato-la-luce-necessaria/)

 

Francesco COMELLO

Dopo aver frequentato la Scuola d’Arte si è diplomato e ha cominciato a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e dell’illustrazione. Fin dal tempo della scuola si è appassionato di fotografia, ma solo dal 2008 ha intensificato il suo interesse con l’intento di produrre dei racconti fotografici, e per far questo, ha compiuto dei viaggi che lo hanno messo in contatto con realtà lontane e culturalmente diverse dalla sua.
Di seguito ecco i riconoscimenti da lui conseguiti:
nel 2009 1º Premio 8° “Portfolio Trieste” e 2º Premio 9° “Spazio Portfolio Recanati”;
nel 2011 1° Premio “Rovereto Immagini” e Premio speciale del pubblico “Portfolio Italia”;
nel 2013 Autore dell’Anno – FIAF Friuli VeneziaGiulia, 1° Premio 12° “Portfolio Trieste” e Selezionato shortlist VIPA (Vienna International Photo Awards);
nel 2014 1° Premio “Trentino Immagini”;
nel 2016 1° Premio Spot Light Award (World.Report Award), 1° Premio «5° AVIS Rosignano», e soprattutto, 2° Premio ex-aequo «Portfolio Italia»;
infine nel 2017 il 3° Premio al «World Press Photo» (il più importante Premio di fotogiornalismo al mondo) nella categoria Vita Quotidiana e Storie.

Lorenzo ZOPPOLATO

Lorenzo Zoppolato è un fotografo professionista di 28 anni. Nel 2014 ottiene una borsa di studio per il master in “Photography and Visual Design” presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Inizia ad esporre in una mostra collettiva, con il lavoro “Expoland”, allo Spazio Forma Meravigli di Milano. Nel 2015 vince, a Bibbiena, presso il Centro Italiano della Fotografia d’Autore, il secondo premio alle finali italiane di “Portfolio Italia” organizzato dalla FIAF. Una serie di altri riconoscimenti lo accompagnano in seguito: dal primo premio nel Concorso internazionale “Black&White photographer of the year” nella categoria “Emerging Talent category”, al riconoscimento quale finalista nel Concorso internazionale LensCulture Street Photography Awards 2015, fino ad arrivare al 2018, con un recente riconoscimento, quale finalista, all’“Italian street PhotoFestival”.

Inaugurazione della mostra “La Foto dell’Anno 2017 FIAF”

La Foto dell’Anno 2017 FIAF
Rassegna di Autori vari

Quella de “La Foto dell’Anno” è un’iniziativa che la FIAF ha avviato nel 2009 per offrire un’occasione di maggiore diffusione alle immagini singole che partecipano ai Concorsi Fotografici tradizionali. Il Regolamento per l’individuazione delle fotografie partecipanti all’assegnazione del titolo è mutato più volte. Nel 2017 il Consiglio Nazionale ha definito una nuova normativa, istituendo, in collaborazione con Oasis e con il patrocinio della Fujifilm Italia, un vero e proprio Concorso riservato a tutti i Soci FIAF entrati in statistica nell’anno di riferimento, nelle sezioni per foto singole (sia stampe, sia digitali). Il 24 febbraio 2018, a Bibbiena, una Giuria composta da Roberto Rossi (Presidente della FIAF), Fabrizio Tempesti (Membro del Collegio dei Probiviri), Cristina Bartolozzi (Direttrice Dipartimento Annuario e Foto dell’Anno), Antonio Presta (Consigliere Nazionale FIAF, Direttore Dipartimento Giovani) e Maurizio Tentarelli (Rappresentante della rivista Oasis) ha selezionato venticinque immagini di ventiquattro Autori e, fra queste, ha scelto le cinque fotografie finaliste: “Skaters in the square” di Massimiliano Falsetto, “The equilibrist” di Adriano Favero, “Ulula” di Giovanni Frescura, “Licenidi” di Azelio Magini e “Giochi d’acqua” di Giulio Montini. A conclusione dei lavori, la Giuria ha assegnato il titolo di “Foto dell’Anno 2017” a “Giochi d’acqua” di Giulio Montini.
La Mostra delle venticinque immagini è stata esposta (dal 9 al 13 maggio 2018) nell’ambito del Congresso Nazionale di Cortona, e ora (quale seconda tappa) arriva nella nostra Sala Fenice a Trieste, perpetuando così una tradizione (iniziata nel 2012) che vede il nostro spazio offrire al pubblico una panoramica della produzione nazionale annuale dei Fotoamatori affezionati ai Concorsi per immagini singole.

Fulvio MERLAK

PICCOLI MONDI 2018

Mercoledì 27 giugno 2018 alle ore 18.30 si è inaugurata la mostra della 4a edizione di “PICCOLI MONDI” con i Portfolio di Mariagrazia BERUFFI, Licinia BONETTA, Manuela CECOTTI e Cristina LOMBARDO.

Il portfolio [ha scritto Sara Munari, nel suo libro “Il Portfolio Fotografico – Istruzioni imperfette per l’uso”, emuse 2015, pag. 22] è un insieme uniforme di immagini dal quale emerge la capacità espressiva, la fantasia, la tecnica e lo stile del fotografo nello sviluppare la sua idea iniziale, relativamente a un dato tema. Le immagini selezionate per essere inserite hanno il compito di raccontare qualcosa e trasmettere un’emozione e, come dicevo sopra, non sono le fotografie migliori che avete scattato. […] Parecchi anni fa, durante un mio breve stage da Grazia Neri, una delle agenzie fotografiche europee più importanti, Grazia Neri in persona mi disse: “Se alla quarta fotografia del portfolio che visiono, non ho capito di che cosa tratta perfettamente il lavoro, il portfolio è debole!”. Bella sfida: le prime quattro fotografie devono far comprendere chi sono i soggetti, dove si svolge l’azione, come e, soprattutto, dovranno essere tanto interessanti da accattivarsi l’attenzione di chi le guarda e farlo proseguire nella visione. Questo vale soprattutto per la fotografia legata al giornalismo e al reportage. Esistono progetti stupendi per cui fino all’ultimo mi sono chiesta “Chi è chi? Dove va? Perché? Cos’è? Boh, ma che bel lavoro… però!”. Quello che ho imparato per certo è che i portfolio ricchi di forza emotiva e concettuale hanno mantenuto la loro potenza nel tempo e sono sempre eccezionali.»

Sara, che è stata nostra graditissima Ospite durante il “14° TriestePhotoFestival”, nell’agosto del 2016, ha perfettamente ragione. Un portfolio, per sua natura, quando funziona, è in grado di trasmettere idee e pensieri, testimonianze e ricordi, sensazioni ed emozioni. Se funziona davvero, succede che, attraverso il “felice” accostamento di singole fotografie, si passa da una molteplicità di significati a una unicità di significato, che non è quella di alcuna delle fotografie costituenti, ma bensì quella, ulteriore, del portfolio stesso. Se funziona realmente, è come se si avverasse un piccolo prodigio, una magia capace di trasmettere sorprese, turbamenti, impressioni, commozioni. Si tratta di emozioni che durano nel tempo e che solo raramente si affievoliscono.

Il Circolo Fotografico Fincantieri-Wärtsilä si occupa di portfolio da un bel po’ di anni. Chiuso (almeno momentaneamente) il capitolo “Portfolio Trieste”, oggi lo fa con due specifiche selezioni riservate ai Soci, “Microcosmi” (che di solito è programmato nel mese di febbraio) e “Universo Portfolio” (nel mese di maggio). In ognuna delle due selezioni vengono premiati tre lavori. La Mostra intitolata “Piccoli mondi” (giunta quest’anno alla sua quarta edizione) è realizzata con i sei lavori premiati nelle due circostanze, sei portfolio fotografici che hanno il compito di testimoniare (nel caso ce ne fosse ancora bisogno) la validità di uno appassionante strumento espressivo impostato sulla sequenzialità delle immagini che lo compongono.

Fulvio MERLAK

Mostra: “LA FAMIGLIA IN ITALIA”

 “LA FAMIGLIA IN ITALIA”

con le immagini di: Giulio BONIVENTO, Manuela CECOTTI, Maurizio COSTANZO, Stefano DALLA MORA, Alessandro ROSANI, Alessandro SARTI e Donatella TANDELLI

In occasione del 70° Anniversario dalla sua fondazione, avvenuta a Torino nel 1948, la FIAF ha strutturato un nuovo progetto nazionale dedicato alla Famiglia, il cui scopo dichiarato è quello di documentare e interpretare, attraverso la fotografia, la Famiglia italiana contemporanea alla luce delle trasformazioni epocali che hanno riguardato i diversi ruoli dei suoi componenti, le identità sessuali, le esigenze economiche, il ruolo della donna, e la presenza di Immigrati e Italiani di nuova generazione.

L’articolo 29 della Costituzione italiana afferma che “la Famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio”, ma è ancora così? Le trasformazioni sociali di questi anni hanno messo in discussione sia l’esistenza di un’unica forma naturale di Famiglia, che il matrimonio come suo istituto costitutivo per eccellenza.

Dalle Famiglie allargate fino alle coppie di fatto e le unioni civili, le nuove Famiglie si presentano in maniera poliforme: cosa è dunque oggi la Famiglia? Partendo da tale interrogativo, la ricognizione fotografica collettiva ha inteso esplorare e rappresentare la Famiglia in Italia in tutte le sue declinazioni, tracciandone i nuovi confini e chiarendo che per Famiglia italiana s’intende la Famiglia che vive stabilmente in Italia, indipendentemente dalle nazionalità di origine dei suoi componenti. I campi d’indagine del progetto hanno riguardato tematiche classiche come la nascita della coppia, le modalità di convivenza, il rapporto con l’esterno e gli equilibri interni, i figli o la loro mancanza, il rapporto tra fratelli, i rapporti con i genitori e con gli anziani, le risorse condivise (la casa, i mezzi di spostamento, etc.), gli spazi privati della Famiglia e del singolo, le affinità, i vincoli, i rapporti tra padre/madre e figli, il ruolo dei nonni e degli zii, insieme a tematiche relativamente nuove quali l’omosessualità e la riproduzione assistita, la discriminazione, il ricorso alle terapie di sostegno, le Famiglie allargate, quelle mono-genitoriali, le Famiglie cosiddette “miste”, le comunità, le case Famiglia e tutto quanto la sensibilità e la ricerca degli autori fotografici hanno portato a scoprire nei mille universi dei nuclei Famigliari contemporanei.

Inaugurazione della mostra “MAHEELA”

«Maheela»

Quando essere donne è una sfida quotidiana

con le foto di Giuseppe BENANTI, Giacomo D’ORLANDO e Paolo PIECHELE (autore della foto di copertina)

Maheela” è una mostra per raccontare la condizione delle donne in Nepal.

In Nepal le donne sono considerate cittadine di secondo ordine. Anche se la Costituzione garantisce parità di trattamento a tutti, i soprusi nei confronti delle donne sono ancora molto diffusi.

Basti pensare che le donne nepalesi sono ancora oggi ostacolate nell’acquisizione della cittadinanza, nel godimento dei diritti politici, del diritto di proprietà, nei diritti successori, nel diritto di famiglia, nella tutela della salute riproduttiva. In un Paese dove, su una popolazione totale di circa ventotto milioni di abitanti, un quarto sopravvive con meno di due dollari al giorno, sono per lo più le donne delle caste più basse a soffrire di queste pratiche di disuguaglianza. In Nepal si parla di “femminilizzazione” della povertà, un ulteriore fenomeno dovuto alla disparità di genere.

È per parlare delle donne nepalesi che nasce la mostra fotografica itinerante “Maheela – quando essere donna è una sfida quotidiana”, ideata dall’Associazione Apeiron, con base a Cesena e che lavora in Nepal dal 1996 nel Paese con donne umiliate, discriminate e vittime di violenze inaudite. Attraverso progetti di alfabetizzazione, formazione professionale, micro credito ed integrazione del reddito, Apeiron accompagna le donne nel lungo percorso verso il riscatto sociale, permettendo a mamme, figlie e sorelle del piccolo Stato himalayano di diventare autonome, tutelare sé stesse e la propria famiglia e imparare a sognare.

Il percorso espositivo, a cura di Luca Chistè, suddiviso in tre sezioni, corrispondenti alle visioni dei tre autori Paolo Piechele, Giuseppe Benanti e Giacomo d’Orlando, offre una lettura composita e articolata della realtà nepalese. Le donne sono le protagoniste privilegiate di una narrazione che, muovendo dalle determinanti morfologiche del territorio e dai contesti rurali e urbani, sposta, con l’alchimia visivo-narrativa degli autori, il proprio focus sulla realtà quotidiana delle donne nepalesi e della condizione femminile esistente nel Paese. Gli autori sono tutti volontari di Apeiron che, con l’entusiasmo del loro altruismo e la sensibilità del loro sguardo, offrono, grazie a una fotografia ricca di elementi chiaroscurali e partecipata empatia, una lettura articolata e complessa della realtà che interessa i paesaggi umani e naturali del Nepal.

È possibile sostenere concretamente le donne nepalesi con l’acquisto del catalogo o di una o più delle bellissime immagini esposte in rassegna, con una semplice donazione.”