Archivi categoria: Sala Fenice

«Mirrors» – Mostra di Walter Böhm

«Mirrors»

Mostra di Walter Böhm

La mostra è una raccolta di immagini sulle forme, le geometrie e i colori riflessi da edifici e strutture dell’ambiente urbano moderno.

Perché “Mirrors”? Cosa ci attrae di un’immagine riflessa? È solo una rappresentazione estetica o c’è qualcos’altro? Di per sé lo specchio o una generica superficie riflettente ha sempre rappresentato un qualcosa di magico e irreale. Ho iniziato a fotografare gli edifici attratto dalle geometrie particolarmente marcate ed esaltanti che caratterizzano la fotografia di architettura moderna. Poi ho incominciato a vedere qualcosa di più; le immagini riflesse sembravano “vestire” gli edifici di forme, luci e colori, che cambiavano e si deformavano appena mi spostavo e giravo attorno al soggetto, modificando continuamente il loro aspetto, che dipendeva, sembra strano, da ciò che stava di fronte e li circondava: alberi, cielo, nuvole, altri edifici. Ho cercato quindi di cogliere l’essenza di questo aspetto concentrandomi molto sul particolare, allo scopo di ottenere un equilibrio geometrico e cromatico e al tempo stesso evitare contaminazioni dirette con l’ambiente circostante sull’immagine finale. Interessante anche l’aspetto dinamico-formale della situazione, dovuto al fatto che le superfici riflettenti (specchio, vetro, acciaio), non essendo mai perfettamente piane, producono delle immagini più o meno deformate e molto diverse se spostiamo anche di poco il punto di ripresa. Nel percorso espositivo s’incontra anche l’uomo, che compare in alcune immagini da cui traspare un insolito e irreale rapporto tra uomo e contesto urbano.

Walter BÖHM

“Antologica 1980-2017” di Furio Scrimali

Mercoledì 15 novembre 2017 (ore 18.30) inaugurazione della Mostra “Antologica 1980-2017” di Furio Scrimali.
“Credo esista per tutti, credo capiti a tutti, un certo attimo speciale nel quale ci si guarda indietro, “ci si volta”, “ci si guarda alle spalle”, si analizza il proprio vissuto, il proprio trascorso… in questo caso trentasette anni di fotografia: una personale, significativa, importantissima immersione, sempre più profonda, nel linguaggio espressivo dell’immagine. Trentasette anni, centoquarantotto stagioni, di natura e boschi infiniti, ma incredibilmente, soprattutto… trentasette inverni. “
Furio Scrimali

La Foto dell’Anno 2016 FIAF

È dal 2012 che la nostra Sala Fenice ospita, con continuità, la Mostra denominata “La Foto dell’Anno FIAF” (in questa occasione quella relativa ai Concorsi organizzati nel 2016). La rassegna è composta da trenta immagini ed è frutto di una complessa e lunga Selezione fra tutte le fotografie prime classificate nei Concorsi patrocinati dalla FIAF nel corso dell’anno di riferimento (ben ottantadue nel 2016).

Jason Row, un fotografo britannico freelance non molto conosciuto, che vive a Odessa in Ucraina ed è specializzato in vendita di fotografie di viaggio, scrivendo a proposito delle competizioni fotografiche, ha avuto modo di affermare: ”Chi partecipa ai concorsi fotografici lo fa principalmente per conquistare un riconoscimento. Tutti i fotografi hanno il desiderio di essere accreditati per le loro capacità. Ciò, ovviamente, costituisce un atto di vanità, ma la conquista di una gratificazione può rappresentare anche uno stimolo a fare sempre meglio e ad essere maggiormente critici nei confronti dei propri lavori.” Quella di Row è una dichiarazione tanto semplice quanto azzeccata. I concorsi vanno presi per quello che sono. Ma la loro valenza non può esaurirsi con la semplice ricerca ed eventuale conseguimento di un risultato; i concorsi, se ben interpretati, rappresentano un vero e proprio incentivo alla crescita. È in quest’ottica che anche la Mostra organizzata annualmente dalla FIAF assume uno spessore che va ben al di là della semplice “vetrina” espositiva.

Le cinque opere finaliste de “La foto dell’Anno 2016” sono “Adrenaline 2” di Francesco Armillotta di Manfredonia (Foggia), “Koranic school 5” di Marco Bartolini di Montevarchi (Arezzo), “Underground” di Giulio Brega di Fabriano (Ancona), “Le due sorelle” di Carlo Durano di Grosseto e “Donna sul carro” di Bruno Madeddu di Sarzana (La Spezia). A conclusione di tutto l’iter selettivo, il titolo di “Foto dell’Anno 2016” è andato a “Donna sul carro” di Bruno Madeddu.

Fulvio MERLAK


Vi aspettiamo mercoledì 20 settembre 2017 alle ore 18:30 presso la Sala Fenice del Circolo

“CONFINI 14” di autori vari

Inaugurazione della mostra

“CONFINI 14” di autori vari

Da quattordici anni Confini seleziona ogni anno progetti di fotografia contemporanea e li propone in tutta Italia. Una rete nazionale di Associazioni e Curatori, che non ha precedenti nel panorama italiano, ha permesso di formare una giuria qualificata e di utilizzare spazi espositivi riconosciuti per l’impegno che dedicano costantemente alla fotografia.

Attraverso un bando pubblico sul portale “photographers.it” si selezionano Artisti che nel loro percorso creativo utilizzano il linguaggio fotografico per indagare i confini, appunto, tra la fotografia e le altre forme di espressione artistica. Le scelte dei Curatori si sono indirizzate in questi anni verso Autori che – pur sfruttando tali contaminazioni – provengono da una formazione fotografica, ne privilegiano il linguaggio e riflettono sul mezzo. Una fotografia che non documenta e spesso non rappresenta il reale, ma riflette una dimensione personale e intima attraverso progetti composti da un numero consistente di immagini fisse bidimensionali.

Confini è la prova che la fotografia italiana è in continua evoluzione e che il suo livello ormai ha raggiunto standard internazionali.

Quest’anno i cinque lavori prescelti sono:

“Il velo di Maya di Carmen Decembrino (Manfredonia) – C’è qualcosa di non visibile agli occhi, che l’errore porta alla luce. Il velo si dissolve grazie al “glitch” dato da un comportamento anomalo, che permette al fotografo di ottenere dei vantaggi non previsti. Lo schermo tra noi e la vera realtà, che ce la fa vedere distorta e non come essa è veramente si dipana sino a svelarci una nuova rappresentazione delle cose.

Luoghi mentali di Me Né, alias Simone Meneghello (Milano) – Costrizioni, trasformazioni, equilibri. Il progetto artistico di Me-nè si sviluppa verso una vera e propria riduzione dell’essere umano a ciò che intimamente è, e si avvicina all’arte antica sarda in una sorta di primitivismo astratto. L’uomo viene raffigurato nella sua semplicità, nella sua sintesi, nella visualizzazione di quei tratti essenziali che lo definiscono.

“E poi verrà la nebbia” di Franco Monari (Carpi) – Questa serie di fotografie nasce dall’esigenza dell’Autore di ritagliarsi dei momenti nei quali uscire ed in solitudine esplorare il paesaggio per qualche ora. L’esplorazione ed il rapporto tra luogo e memoria diventano elementi fondamentali nella formazione di una propria identità. Il paesaggio esplorato è dunque quello nel quale l’Autore è nato, cresciuto e nel quale vive.

Album – Ricordi in conserva dello Studio Pace10, alias Gianfranco Maggio e Monica Scardecchia (Milano) – Non si tratta di tradizionali fotografie, ma di conserve di ricordi. Conservare significa mantenere un soggetto nell’essere suo, custodirlo, salvaguardarlo da tutto ciò che potrebbe alterarlo o distruggerlo. Riflettendo sui due ambiti della fotografia e della conservazione alimentare, il progetto interroga l’archetipo che si nasconde dietro il gesto di conservare.

Ombre e menzogne di Silvia Zanasi (Bologna) – Il progetto si incentra sul tema dell’identità evidenziando il confronto di tante sagome umane apparentemente diverse tra loro. Il volto e ogni dettaglio scompaiono dietro alla superficie bianca che, come una maschera, annulla la personalità di ogni individuo e ogni possibilità di rivelazione estetica, mostrando così la diversità di ogni profilo. Chi apparentemente è diverso, è in realtà uguale.

Inaugurazione della mostra “LA GRANDE MIGRAZIONE” di SONJA MARINSEK

Mercoledì 15 marzo 2017

inaugurazione della mostra “LA GRANDE MIGRAZIONE”

di SONJA MARINSEK

 

La grande migrazione è senza dubbio il più imponente spostamento
di massa che avviene ogni anno nel mondo animale. Oltre un milione e mezzo di gnu, più di duecentocinquantamila zebre e una nutrita schiera di mammiferi, seguendo il ciclo delle piogge, si spostano da un territorio all’altro in cerca di acqua e di erba verde. Un viaggio circolare, che inizia nella zona del Ngorongoro, in Tanzania, fino all’estremo nord nella zona del fiume Mara, e che poi ritorna al punto di partenza. Il parco nazionale del Serengeti, che in lingua masai significa “la pianura senza fine” e in Kenya diventa Masai Mara, è lo scenario in cui si svolge questo incredibile spettacolo.

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Sonja Marinsek si è avvicinata alla fotografia per merito del suo amore per la natura e gli animali. Condividere un attimo della loro vita, magari dopo ore di attesa, portare a casa lo scatto di quel momento, rappresenta per lei una grande gioia. Fotografa da appena quattro anni, ma di certo Sonja ricorda perfettamente, per ogni sua immagine, le emozioni percepite nel momento dello scatto, conscia dell’importanza del mezzo fotografico, e grata per le suggestioni che la fotografia le regala.

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