Archivi categoria: SERATE

Incontri di discussione, di scambio di esperienze, di fotografia, di formazione, di cultura.
Di storie da raccontare e di storie da ascoltare, di fotografie da ammirare, da leggere, da presentare, da scoprire.
Un incontro tra persone, accomunati dalla passione della Fotografia, quella con la “F” maiuscola

Le serate al Circolo si tengono ogni mercoledì dalle ore 18.30 presso la sede in Galleria Fenice, 2 a Trieste – 1° Piano.

«Mirrors» – Mostra di Walter Böhm

«Mirrors»

Mostra di Walter Böhm

La mostra è una raccolta di immagini sulle forme, le geometrie e i colori riflessi da edifici e strutture dell’ambiente urbano moderno.

Perché “Mirrors”? Cosa ci attrae di un’immagine riflessa? È solo una rappresentazione estetica o c’è qualcos’altro? Di per sé lo specchio o una generica superficie riflettente ha sempre rappresentato un qualcosa di magico e irreale. Ho iniziato a fotografare gli edifici attratto dalle geometrie particolarmente marcate ed esaltanti che caratterizzano la fotografia di architettura moderna. Poi ho incominciato a vedere qualcosa di più; le immagini riflesse sembravano “vestire” gli edifici di forme, luci e colori, che cambiavano e si deformavano appena mi spostavo e giravo attorno al soggetto, modificando continuamente il loro aspetto, che dipendeva, sembra strano, da ciò che stava di fronte e li circondava: alberi, cielo, nuvole, altri edifici. Ho cercato quindi di cogliere l’essenza di questo aspetto concentrandomi molto sul particolare, allo scopo di ottenere un equilibrio geometrico e cromatico e al tempo stesso evitare contaminazioni dirette con l’ambiente circostante sull’immagine finale. Interessante anche l’aspetto dinamico-formale della situazione, dovuto al fatto che le superfici riflettenti (specchio, vetro, acciaio), non essendo mai perfettamente piane, producono delle immagini più o meno deformate e molto diverse se spostiamo anche di poco il punto di ripresa. Nel percorso espositivo s’incontra anche l’uomo, che compare in alcune immagini da cui traspare un insolito e irreale rapporto tra uomo e contesto urbano.

Walter BÖHM

Incontro con Massimiliano SCHIOZZI: “LA TERRA CHE PIU’ AMO” – Manlio Malabotta fotografo in Istria

Incontro con Massimiliano Schiozzi

«Il mio curriculum lo troverà nella notizia delle poesie, e a esse posso aggiungere che dal 1933 non vivo più a Trieste, che dal 1946 sono a Montebelluna, che prima ho soggiornato sul Carso (Comeno) e in Istria (Montona) e che la terra che più amo è proprio l’Istria» così scrive Manlio Malabotta (1907-1975) nel 1969 a Jacopo Cella, direttore della Società istriana di archeologia e Storia patria del Veneto.

Le colline e le nuvole dell’Istria, un battesimo a Montona, la piazza di Rovigno, la spensierata gioia sul molo di Salvore, momenti di festa a Visinada e una serie suggestiva di immagini realizzate a Fiume sono le protagoniste di questo incontro. A 110 anni dalla nascita di Manlio Malabotta, notaio, collezionista, poeta, critico, ma anche fotografo, nei suoi “scatti istriani” possiamo scoprire il suo percorso culturale e biografico e iniziare un racconto più ampio sulla cultura – e la fotografia – negli anni Trenta in questa parte dell’Adriatico.

Manlio Malabotta ha realizzato tutte queste foto, quasi ottanta anni fa, con una “Leica”, un apparecchio di piccolo formato, agile, poco pesante, da usarsi a mano libera e dalle grandi potenzialità. Alla “Leica” e alla precisione meccanica e ottica di questo apparecchio Malabotta sarebbe stato fedele in tutta la sua attività di fotografo.

Tutte le immagini sono state tratte digitalmente dai negativi: non esiste infatti, o meglio, non è emersa alcuna stampa su carta ricavata da questi rullini. Molto probabilmente sono state spazzate via assieme ai libri biblioteca del notaio a Montona, dalla guerra che ha sconvolto l’Istria a partire dal settembre 1943.

Massimiliano SCHIOZZI

40° Anniversario del Circolo Fotografico Fincantieri-Wärtsilä

Domenica 7 maggio 2017

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Fulvio MERLAK apre il 40° Anniversario del Circolo Fotografico!

In apertura, musica dal vivo con il duo “Loretta & Corrado

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Pubblico numeroso quest’oggi!

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In sala sono presenti anche Lorenzo ZOPPOLATO, Francesco COMELLO, Giancarlo RUPOLO, Nazzareno BERTON, Sergio CARLESSO, Orietta BAY, Nilla e Silvano BICOCCHI… e un attento cagnolino!

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Fulvio MERLAK presenta la mostra di Lorenzo ZOPPOLATO dal titolo “Le cronache immaginarie del domatore di cavalli“.

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Letture portfolio “Face to Face”: Orietta BAY e Silvano BICOCCHI hanno letto le opere di Giancarlo RUPOLO, Marino PORFIRI e Silvia MARTELLANI.

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Presentazione della mostra con proiezioni di Francesco COMELLO dal titolo “L’isola della salvezza“, opera che si è aggiudicata il terzo premio Daily Life Stories del World Press Photo 2017.

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Momento aperitivo!

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Continua la lettura di portfolio “Face to Face”, alla quale si aggiunge Tullio FRAGIACOMO, con le opere di Nazzareno BERTON, Giulio BONIVENTO, Gianfranco CREVATIN, Ernesto PETRONIO e Alessandro ROSANI.

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Conversazione con Manfredo MANFROI.

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Intervento musicale di Elia MARCHESICH, il più giovane socio del Circolo.

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Conversazione con Mario SILLANI  DJERRAHIAN con proiezione dei suoi lavori e di Monika BULAJ con la presentazione delle sue opere.

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Cena celebrativa finale preparata da Scilla e Diana!

 

Foto di Marinella ZONTA:

 

29° Gran Premio Fotografico per stampe in Bianco e Nero – Quinta e ultima serata

Oggi, in apertura di serata, sono stati presentati gli autori del portfolio collettivo dal titolo “Mercati” della serie “Monologhi” esposto presso lo Spazio Portfolio del Circolo.18308976_1906829062894541_385518238_n

 

 

Quinta e ultima serata per foto in Bianco e Nero del nostro 29° Torneo Fotografico giudicata da Fulvio MERLAK, Tullio FRAGIACOMO e Giuseppe IALUNA.

La classifica della serata è la seguente:

5° – Olga MICOL

4° – Silvano MATKOVICH

3° – Gianfranco FAVRETTO

2° – Cristina LOMBARDO

1° – Maurizio COSTANZO

Gli ulteriori partecipanti di oggi: Paolo ARGENZIANO, Manuela CECOTTI, Lucia CREPALDI, Gianfranco CREVATIN, Carlo MICHELAZZI, Massimo TOMMASINI.

Al termine della quinta serata, siamo lieti di annunciare il vincitore del 29° Gran Premio Fotografico per foto Bianco e Nero che è Furio SCRIMALI.

“EUGENE ATGET, IL FOTOGRAFO DELLA VECCHIA PARIGI” – Conferenza di Fabio FRANCESCATO

«Eugène Atget, il fotografo della vecchia Parigi» Conferenza di Fabio Francescato

 

In occasione di una delle sue abituali visite al celebre mercante d’arte Léopold Zborowski, un uomo anziano, ben noto nel quartiere che da 28 anni percorreva instancabilmente, va a bussare da un vicino di rue Champagne-Première. La persona che lo riceve è sbalordita dalla collezione di immagini che compaiono davanti ai suoi occhi. Con la sua abituale foga, e soprattutto con la lungimiranza e l’eccezionale disponibilità di spirito che lo caratterizzarono per tutta la vita, Man Ray coglie immediatamente tutta la poesia, intensa ma discreta, che promana da quelle immagini prive di artificio. Proclama il suo entusiasmo per quelle che definisce “opere d’arte”. Ma Atget ribatterà soltanto con un vago “Non sono che documenti”.

Eugène Atget fu il fotografo della vecchia Parigi. Nato nel 1857, in “provincia”, nella Gironda, tentò senza fortuna vie diverse fino a quando si stabilì a Parigi dove cominciò a frequentare il quartiere di Montmartre e gli artisti che occupavano i numerosi atelier della zona. In questi ambienti le fotografie erano ampiamente utilizzate a titolo di documentazione o di promemoria e Atget decise di guadagnarsi da vivere.

Tra il 1897 e il 1927 fissò con ineguagliata maestria l’impronta della storia. L’osservazione quotidiana dei mutamenti sul volto della città non fu solo la sua professione, ma anche la sua vocazione. Quando fu sepolto, nel 1927, il suo funerale passò praticamente inosservato; ciononostante, oggi Atget è considerato uno dei maggiori fotografi di tutti i tempi.

Fino alla fine rimase fedele al suo pesante apparecchio a soffietto, un formato 18×24 che si trascinò dietro per quasi trent’anni. Ad un certo punto Man Ray, che non smise mai di lodarlo, si offrì di prestargli un piccolo apparecchio portatile, ma Atget non lo volle. Deplorava che l’istantanea fosse più rapida del suo pensare: “È troppo veloce! È troppo veloce!”

A partire dal 1899 Atget comincia a vendere alcune serie di fotografie riunite per tema in album che avevano titolo significativi come Paris Pittoresque, L’Art dans le vieux Paris, Topographie du vieux Paris, Paysages-Documents a diverse istituzioni, come La Biblioteca Nazionale di France, il Musée Carnavalet, la Bibliothèque historique de la Ville de Paris. Solo da parte di quest’ultima risultano acquisizioni regolari, tra il 1900 e il 1914, di 3.294 stampe. La Biblioteca Nazionale di Francia acquisterà diversi album composti da originali, che Atget confezionava con cura e vendeva con regolarità: questi acquisti periodici spiegano anche l’abbondanza della sua opera.

Atget continua a fotografare con regolarità tutto ciò che incontra durante le peregrinazioni nella sua amata città: Come scrisse al direttore dell’Accademia delle Belle Arti in una lettera datata 12 novembre 1920: “Per più di vent’anni ho raccolto, grazie al mio lavoro e alla mia iniziativa personale, lastre fotografiche di tutte le vecchie strade della vecchia Parigi”. Poco dopo la lettera sarà seguita da una seconda in cui Atget volle precisare il suo pensiero: “La mia collezione è divisa in due parti: ‘l’arte nella vecchia Parigi’ e la ‘Parigi pittoresca’. L’interesse del pittoresco è dato dal fatto che ciò che appare nelle immagini è oggi completamente scomparso: per esempio il quartiere Saint-Severin è del tutto cambiato. Ho tutto il quartiere di 20 anni fa, fino al 1914, demolizioni comprese”.

Il valore della sua opera venne riconosciuto dapprima negli ambienti surrealisti. Poco dopo la morte, Berenice Abbott, che era venuta a Parigi per studiare scultura ed aveva lavorato con Man Ray, ne lodò la grande coerenza intellettuale, la volontà di testimoniare le trasformazioni storiche e valoriali di una società che tra l’Ottocento e il Novecento andava progressivamente cambiando i suoi stili di vita in nome della modernità: “Lo ricorderemo come uno storico dell’urbanistica, un autentico romantico, un innamorato di Parigi, un Balzac della fotografia, la cui opera ci permette di tessere un grande arazzo della civiltà francese”.

Fabio FRANCESCATO